• Umbria

Alla scoperta dei luoghi del Festival Internazionale del Giornalismo

FRA NATURA E PAESAGGIO

Un lago come
un foglio d’argento

George Byron

L‘Umbria, il “Cuore verde d’Italia”, da sempre ha ispirato lo sguardo e l’animo di poeti e scrittori. “Un lago come un foglio d’argento”: così il poeta inglese George Byron descrisse uno dei luoghi più suggestivi, il lago Trasimeno. Un lago, scriveva Virginia Woolf, “che sembra un uovo di pavoncella; ulivi grigi preziosi, delicati, freddo mare, verde conchiglia”. Costeggiando le rive, si incontrano comuni e piccoli centri dai borghi tipicamente medievali, come Castiglione del Lago, Magione, Passignano, Tuoro, Paciano e Panicale. Da qualunque punto lo si osservi, il lago mostra le sue tre isole: Polvese, dove si trova il giardino delle piante acquatiche, Maggiore (abitata) e Minore. Il più suggestivo tra i panorami è forse quello visibile da Montecolognola, piccola frazione di Magione che sorge su una collina alta 400 metri entro una cinta di mura medievali. In un altro piccolo centro, San Savino di Magione, nell’Oasi “La valle” si possono vedere gli uccelli che, lungo le proprie rotte migratorie, si fermano a nidificare tra i canneti che emergono dall’acqua. Il lago è ideale anche per coniugare la bellezza del paesaggio con attività più dinamiche. Nella calda stagione le sue acque sono solcate dagli amanti di vela e kytesurf, e gli appassionati di mountain bike trovano in zona percorsi appositi a Castiglione del Lago e Panicale.

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Ma non è solo il Trasimeno il luogo dove questo binomio è praticabile. Spostandoci sul versante opposto della Region troviamo la Valnerina, che prende il nome dal Nera, fiume che si dipana tra i Monti Sibillini e prosegue fino alla Cascata delle Marmore – presso Terni – alta 165 metri. La cascata fu creata addirittura in epoca romana, dal console Curio Dentato, che così raccolse le acque del velino mettendolo in comunicazione col bacino del Nera. Oggi, lungo il corso del fiume, coi suoi balzi e dislivelli, gli amanti del rafting e del torrentismo trovano una sfida che non delude mai le aspettative.

Anche la terra e il cielo umbri riservano incantevoli sorprese. Sul “tetto dei Sibillini” c’è la piana di Castelluccio di Norcia. Tra la fine di maggio e i primi di luglio, quando c’è la fioritura, i vasti spazi della piana abbracciano lo sguardo con una distesa di petali in fiore, e sopra di essa si scorgono in volo deltaplanisti e parapendisti. Nel Parco di Monte Cucco, rinomato per le sue grotte, alle discese di deltaplani e parapendii si affiancano le discese per i torrenti incassati nelle gole. Nella grotta del monte il complesso sotterraneo si estende per 30 chilometri, un mondo sotterraneo che arriva a quasi mille metri di profondità. Per chi vuole provare l’ebbrezza della speleologia ma vuole misurarsi con profondità meno impegnative, c’è invece la Gola del Forello, tra Todi e Orvieto.

UNO STERMINATO PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO

Guarda, tu che passi, la gioconda vita di questa fontana.
Se osservi bene, potrai vedere cose mirabili.

Dagli Umbri agli Etruschi, e ancora fino al Medioevo, strati di civiltà hanno via via plasmato l’architettura e l’arte del paesaggio umbro, lasciando numerose tracce a testimonianza. Ne è un esempio proprio il capoluogo umbro, Perugia, dove ancora si accede al centro storico passando sotto l’arco etrusco, di fronte all’Università per Stranieri. Mentre passeggiando per il centro, proteggendosi nella fredda stagione dalle sferzate della tramontana, si incontra la tipica pianta romana, con l’asse cardo di Corso Vannucci che collega le due piazze principali – Piazza Italia e Piazza IV Novembre.

È impossibile non riconoscere la seconda, cinta tra la Cattedrale di San Lorenzo e Palazzo dei Priori, con turisti e studenti universitari che sostano sulle scalinate dei due edifici e si godono la Fontana Maggiore, costruita nel XIII per celebrare il nuovo acquedotto. Le formelle della vasca inferiore sono un vero e proprio compendio della civiltà medievale, raffigurando il calendario, le arti liberali e meccaniche, episodi biblici e favole morali. Sulla cornice inferiore, invece, si leggono ancora oggi i versi dell’epigrafe latina, con l’invito a godere di “cose mirabili: “Guarda, tu che passi, la gioconda vita di questa fontana. /Se osservi bene, potrai vedere cose mirabili.”

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Proseguendo per Corso Vannucci, sulla destra si può entrare a Palazzo dei Priori, che oltre al Comune ospita la Galleria Nazionale di Perugia, le cui opere abbracciano un arco di tempo che va dal XIII al XIX secolo. Tra i pittori medievali presenti nella Galleria troviamo Pietro Vannucci (noto anche come “il Perugino”) e Pintirucchio (Bernardino Betto Betti). Il primo, nativo di Città della Pieve, è stato maestro di Raffaello ed è autore di un’Adorazione dei Magi; del secondo, nato a Perugia, è visibile la Pala di Santa Maria dei Fossi.

Per i reperti più antichi, invece, occorre muoversi per via Baglioni, parallela al corso, scendere da via Oberdan lungo le scalette di Sant’Ercolano e, arrivati a Porta Santa Croce, proseguire fino a Piazza Giordano Bruno, dove c’è il Museo Archeologico Nazionale, ospitato nel complesso di San Domenico. Qui, oltre ai reperti di epoca preistorica, tra urne, amuleti e collezioni numismatiche, è presente il “Cippo di Perugia”, uno dei principali documenti della lingua etrusca, e la tomba dei Cai Catu. La tomba è stata scoperta negli anni Ottanta per caso, da un giardiniere che, zappando l’orto, sfondò parte della volta; fino ad allora era rimasta inviolata.

Per chi è interessato all’epoca etrusca, Orvieto riserva invece la propria città sotterranea, “Orvieto underground“: un viaggio nel tempo che da Piazza Duomo, cuore della cittadina, conduce fino ai resti dell’antica città etrusca di Velzna. E per chi vuole continuare il viaggio c’è la Necropoli del Crocefisso di Tufo.

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L’arte sacra della tradizione cristiana e i maestri della pittura medievale, da Giotto a Cimabue.

È nell’arte sacra che l’Umbria rivela il valore del proprio patrimonio, così ampio e vario da riservare continue sorprese anche ai più esperti conoscitori della regione. L’Umbria, del resto, ha dato i natali a figure centrali della tradizione cristiana, come San Francesco e Santa Chiara d’Assisi, San Benedetto da Norcia e Santa Rita da Cascia. L’importanza di questo lascito può essere ammirata in particolare nella zona tra Assisi e Spello, ricca di abbazie benedettine e chiese romaniche; altre Abbazie degne di nota sono l’Abbazie di Sassovia, vicino Foligno, e l’Abbazia di Montelabate, tra Perugia e Gubbio. Assisi, città santa per eccellenza, merita una visita approfondita a partire dalla Basilica di San Francesco dove sono conservate le spoglie del santo ed è possibile ammirare i lavori di maestri della pittura medievale, come Giotto e Cimabue.

Anche l’arte contemporanea trova i suoi spazi nella regione, mantenendo l’equilibrio tra antico e moderno, tra passato e immaginari che sfidano il presente. A Terni seconda città dell’Umbria, questo equilibrio convive nel Caos – il Centro Arte Officine Siri. Un tempo fabbrica chimica, il sito ospita oggi il Museo d’arte moderna e contemporanea Aurelio de Felice e le raccolte del Museo Archeologico. A Spoleto sono protagoniste arte, danza e musica con il Festival dei due mondi, che si tiene d’estate. Durante tutto l’anno, invece, è visitabile il Palazzo Collicola Arti Visive. Città di Castello, nella parte settentrionale della Regione, permette di ammirare le opere di Alberto Burri, esposte a Palazzo Albizzini, sede della Fondazione Burri, e nell’area degli Ex Seccatoi del Tabacco, attiva fino agli Settanta e in seguito recuperata come spazio museale. Chi non conosce l’artista rimarrà incantato dalla sua capacità di trasformare in arte la materia.

LE ARTI, I MESTIERI, I GRANDI EVENTI

L’artigianato ricopre ancora un ruolo importante nel tessuto economico dell’Umbria, così come le rievocazioni di quei mestieri o riti che mantengono saldo e vivo il legame con il tempo. Lungo la strada principale di Deruta la tradizione parla dell’arte maiolica, che ha reso il paese famoso all’Italia e all’estero. Colpisce il campionario di oggetti: piatti, brocche, targhe, tazze, tavoli, persino orologi; dal rosso della terracotta al bianco lucido della ceramica, dipinta con minuzia e fantasia. È difficile lasciare la via senza pensare di portarsi a casa un pezzo di quell’arte, che alla produzione commerciale affianca l’esposizione storica nel Museo regionale della ceramica. Situato in un convento francescano, è il più antico tra i musei d’Italia dedicato a quest’arte, e ne segue l’evoluzione dall’età arcaica al Novecento.

Una tradizione forse meno nota è quella tipografa di Città di Castello, che nel 1799 ha visto nascere la stamperia artigiana Grifani-Donati, ospitata fin dalla nascita in un convento di suore, nel centro cittadino. La professionalità che la famiglia si tramanda da oltre due secoli produce ancora oggi litografie e calcografie, ed esposizione nell’annesso Museo delle arti grafiche, visitabile su prenotazione.

Un altro laboratorio-museo, stavolta dedicato alla pittura su vetro, è lo Studio Moretti Caselli, a Perugia. Si tratta di un arte particolare, perché la tecnica pittorica convive con la sapienza nell’uso della luce: la capacità di posizionare la vetrata, studiando il movimento del sole, è il punto di partenza fondamentale per scegliere poi disegno e colori, che acquisiranno grazie alla luce una vitalità unica.

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Se l’artigianato insegna come ogni fase di un ciclo produttivo abbia importanza, certo lo sa bene chi, nella Valnerina, sulle sponde del fiume Nera, raggiunge il piccolo comune di Sant’Anatolia di Narco, paese che deve la propria fama alla canapa. Un tessuto così importante, per gli abitanti, che nel 2008 hanno inaugurato nel Palazzo Comunale un museo a essa dedicata, dove la varietà di tecniche e stili nella lavorazione del tessuto è visibile nelle collezioni di abiti dal XVIII al XX secolo.

“Cartiera”, “Ceriera”, “Setificio” e “Zecca”. Sono parole che gli abitanti di Bevagna conosco alla perfezione, perché danno i nomi alle Gaite, gli antichi quartieri del borgo medievale, ciascuno rappresentato da un mestiere: la lavorazione della “carta bambagina” dagli stracci di cotone, la creazione di candele dalla cera d’api, il ciclo della seta e l’arte del conio. Chi viene a Bevagna nel mese di giugno fa esperienza di queste quattro parole durante il Mercato delle Gaite, quando per dieci giorni il paese compie un viaggio indietro nel tempo verso le proprie radici, e i quartieri si misurano nella capacità rievocativa in gare a tema. Il lavoro di ricostruzione è accuratissimo, basato sullo studio dello Statuto cinquecentesco del Comune, così come scrupolosa è l’assegnazione dei punti che decreteranno il quartiere vincitore alla fine della competizione.

È il simbolo stesso della regione – tre ceri rossi – a suggerire quale sia la rievocazione più importante dell’Umbria. Per capirlo basta essere a Gubbio il 15 maggio. È il giorno di vigilia della morte di Sant’Ubaldo, Vescovo di Gubbio, avvenuta nel 1160. La storia narra che i compaesani riempirono le strade di candele in processione, su cui svettavano i grossi ceri su base lignea portati come omaggio dalle Corporazioni di arti e mestiere. La processione si ripeté anche l’anno successivo, il giorno di vigilia. Ai giorni nostri la storia si celebra con la Festa dei Ceri, che inizia la domenica di maggio con la sistemazione dei tre ceri – trasportati su barelle di legno – dalla Basilica di Sant’Ubado all’interno del paese. Il 15 è il giorno della corsa: corsa, sì, perché i “ceraioli” non sfilano in processione, ma si caricano gli imponenti ceri e li trasportano di corsa, tra l’entusiasmo della folla.

Senso di comunità e del sacro arricchiscono anche le strade di Spello, dove a giugno schiere di visitatori camminano a testa bassa ammirando le piazze e i selciati del centro storico. Merito dell’Infiorata, che richiama l’usanza di addobbare le processioni religiose con i fiori. Tradizione rievocativa recente, nata agli inizi del Novecento, decora Spello con elaborati tappeti floreale, in occasione del Corpus Domini.

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UmbriaJazz è un appuntamento imperdibile, che sin dagli anni ’70 richiama nomi di fama mondiale come Dizzy Gillespie, Miles Davis, Chet Backer, Keith Jarrett, Herbie Hancock, Dee Dee Bridgewater.

Oltre alle rievocazioni, l’Umbria vanta un panorama di tutto rispetto di grandi eventi che la proiettano sulla scena internazionale. L’estate perugina vede le vie del centro invase ogni luglio dagli amanti del jazz, che vengono in città per assistere ai concerti: UmbriaJazz, manifestazione creata negli anni ’70 e che si è consolidata nel tempo come un appuntamento imperdibile: è impossibile, la sera, muoversi tra la fiumana che affolla il corso senza che risuonino nell’aria contrabbassi, clarinetti o trombe. Nomi di fama mondiale come Dizzy Gillespie, Miles Davis, Chet Backer, Keith Jarrett, Herbie Hancock e Dee Dee Bridgewater si sono alternati negli anni sul palco di UmbriaJazz, facendone la storia. Dagli anni ’90, i ritmi sincopati e imprevedibili di questo genere riscaldano anche le notti invernali di Orvieto, in occasione di Umbria Jazz Winter, che si tiene tra dicembre e gennaio.

Altra manifestazione di primo piano che si svolge a Perugia è naturalmente il Festival Internazionale del Giornalismo. Giunto quest’anno alla nona edizione, in pochi anni il Festival è diventato “il social network in carne e ossa del giornalismo”, secondo una felice definizione coniata alla fine della scorsa edizione. Oltre 500 speaker da tutto il mondo si danno appuntamento qui per discutere di orizzonti della professione, sfide e opportunità, godendosi l’incantevole centro storico perugino. Non mancano inoltre i workshop gratuiti che arricchiscono i dibattiti con una formazione di primo piano.

Contende a UmbriaJazz la palma di evento più storico il Festival dei Due Mondi, manifestazione creata nel 1958 a Spoleto dal compositore Gian Carlo Menotti. Per oltre due settimane l’estate spoletina si anima di musica, danza, canto, spettacoli in prosa e mostre: gli spettatori affollano le chiese e i teatri della cittadina, che arricchiscono con la loro aura antica le performance artistiche. L’importanza della musica come elemento di unione culturale che supera ogni barriera è celebrata infine dal Festival delle Nazioni, che, dal 1968, da Città di Castello vede coinvolti i comuni dell’Alta valle del Tevere, come Umbertide, Sansepolcro, Anghiari e San Giustino.

UNA LUNGA TRADIZIONE GASTRONOMICA

Che ci si muova in treno, in auto, a piedi o in bicicletta, l’Umbria mostra tra le pendici dei suoi colli distese di olivi e vigneti; silenziosi compagni di viaggio che sulla tavola imbandita diventano olio e vino, dando linfa ai sapori della cucina tipica. Vale la pena condurre i palati lungo gli itinerari delle Strade del Vino e dell’olio, lasciandosi guidare nelle zone dove sono prodotti. Mentre si sorseggia un buon calice di bianco secco in riva al lago, per la Strada del vino dei Colli del Trasimeno, per esempio, si possono provare le specialità a base di pesce, o la tipica torta al testo, una focaccia morbida cotta sul forno a legna.

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Tra le molte qualità di vino prodotte, due in particolare attirano i turisti nelle enoteche. A Montefalco, il “balcone dell’Umbria“, così chiamata per la vista sulle valli circostante che si gode a tutto tondo, si produce il Sagrantino: un rosso color rubino scuro che inebria le narici con profumi speziati e fruttati. Dalle campagne di Torgiano viene invece il Rosso riserva, dal colore più profondo e dall’inconfondibile sapore asciutto e armonico. Se siete abituati a considerare l’olio un semplice condimento, al pari del sale, fermatevi in una qualunque tappa della Strada dell’olio, come una taverna nella parte antica di Trevi, e aspettate che l’extravergine umbro sia sulla bruschetta che addenterete: allora vi sarà palese la portata dell’errore. Ma se non siete così scettici, vi basti sapere che i confini regionali coincidono con quelli della Denominazione a origine protetta attribuita dall’Unione europea all’olio extravergine, unico caso in Italia.

Dove le colline lasciano spazio alle macchie boscose, che sia estate o inverno, i cercatori di tartufo battono il terreno coi loro cani: aiutanti ben più affidabili dei tradizionali maialini che si usavano un tempo, non avendo la spiacevole tendenza a divorare la preda, di cui sono ghiotti. L’Umbria è tra i principali esportatori di tartufo nero – di cui l’invernale è la qualità migliore. Lo si capisce consultando i menù, in cui è quasi impossibile non trovare un antipasto con crema di tartufo, o un primo o un secondo impreziosito da scaglie grattugiate. Anche le carni non mancano mai sulle tavole umbre, sia d’allevamento che di cacciagione. A Norcia, tra i Monti Sibillini, le botteghe che vendono prodotti tipici emanano l’odore penetrante di salumi, e chi è attirato al loro interno scopre la pregiatezza del prosciutto, protetto dal marchio Igp dal 1997. È facile però incappare in cartelli abbastanza equivoci, per cui, se leggete la scritta “Qui coglioni di mulo” non prendetela alla lettera: è solo carne di maiale insaccata in una forma rotondeggiante, resa sapida dall’aggiunta di lardo pepato.

SENSATIONAL UMBRIA

L'Umbria vista da Steve McCurry

L’arte dei giorni nostri vive nella mostra fotografica di Steve McCurry, “Sensational Umbria”. Da trent’anni tra le voci più rappresentative della fotografia contemporanea, McCurry è autore della celebre “Ragazza afgana”, scatto che lo consegnerà alla storia e dal quale traspare una delle poetiche ricorrenti della sua opera: la ricerca dell’elemento umano in ogni istante, nelle zone di guerra, così come nei contesti tradizionali del mondo rurale.

Vincitore di numerosi premi di settore, tra cui la Robert Capa Gold Medal, il National Press Photographers Award e 4 titoli del World Press Photo, McCurry ha portato il suo viaggio nelle strade della Regione, cercando di catturare con la sua Reflex i luoghi, i momenti, le suggestioni delle terre umbre. Da questa ricerca nasce “Sensational Umbria”, una mostra che racconta dell’esperienza millenaria della gente che in Umbria vive e lavora, e che si arricchisce di scatti inediti provenienti direttamente dall’archivio dell’autore.

Una terra ricca di tempo, che coniuga passato, presente e futuro negli scatti di un artista di rilevanza mondiale: la mostra è promossa e organizzata dalla Regione Umbria, in collaborazione col Comune di Perugia, ed è allestita negli spazi dell’Ex Fatebenefratelli, e presso il museo civico di Palazzo della Panna, nella sala delle Lavagne di Beyus.

PERUGIA E LE SALE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO